MONGOLIA
© Roberto Breschi
Sommario. Verso la fine del 1911, la Mongolia esterna, estesa sugli altopiani semidesertici tra i monti Altai e il deserto del Gobi e popolata da nomadi allevatori, approfittando della caduta dell’impero, si staccò dalla Cina e costituì un regno teocratico buddista. Il regno dovette però accettare la tutela russa e, dopo la rivoluzione d’ottobre, il ruolo dei sovrani locali (kutuktu) fu ridotto a pura formalità. Nel 1924 fu finalmente proclamata la repubblica popolare. I vessilli mongoli sono costantemente caratterizzati dal soyombo, il “segno che si spiega da sé”.


Mongolia Esterna, Mongol Ulus, 1911-1919



Bandiera del regno teocratico buddista staccatosi dalla Cina alla fine del 1911. Abolita il 1° dicembre 1919. Il drappo aveva i bordi fiammati alla maniera cinese e portava al centro il soyombo, emblema lamaistico, vero e proprio compendio di figure simboliche posto spesso in chiusura dei testi filosofici, che avrebbe caratterizzato tutte le successive bandiere mongole. Il suo nome, dal sanscrito, significa "segno che si spiega da sé". La fiamma (l'etere) è auspicio di prosperità; il sole e la luna rappresentano la vita, lo yin yang è il simbolo delle forze contrapposte e complementari dell'universo; i triangoli ricordano le punte di freccia a difesa dei nemici e i rettangoli simboleggiano la probità e l'indipendenza.


Mongolia Esterna, Mongol Ulus, 1921-1924



Bandiera di stato introdotta con la costituzione del governo popolare il 13 marzo 1921 e durata fino alla proclamazione della repubblica il 26 novembre 1924. Sotto il governo rivoluzionario provvisorio di Sukebator, la monarchia mongola era ridotta a pura formalità. Anche la bandiera assunse un aspetto "sovietico", rossa con simboli gialli. Questi ultimi, la luna e il sole, era due superstiti elementi del soyombo ed erano posti di solito nel cantone o, talvolta, al centro del drappo.


Repubblica Popolare di Mongolia,
Bügüd Nayramdaq Mongol Arad Ulus, 1924-1940


Bandiera nazionale e di stato adottata il 26 novembre 1924 e modificata dalla nuova costituzione del 30 giugno 1940. Proporzioni 1/2. Il soyombo appariva in blu, per intero, e aveva in basso anche il fiore di loto (assente su bandiere di altri periodi), figura dai molteplici sgnificati, ricorrente nella simbologia orientale, in genere segno di purezza e di rinascita. Con alcune modifiche, la bandiera fu ripresa nel 1945 dall'effimera Repubblica Popolare della Mongolia Interna, che oggi fa parte della Cina.


Repubblica Popolare di Mongolia,
Bügüd Nayramdaq Mongol Arad Ulus, c. 1924-1940


Bandiera mercantile introdotta probabilmente insieme a quella nazionale nel 1924 e abolita nel 1940. Proporzioni 1/2. Per un paese lontanissimo dal mare, un'insegna mercantile, pur essendo legittima, è piuttosto singolare. La sua esistenza è tuttavia attestata da una fonte autorevolissima, il dottor O. Neubecker.


Repubblica Popolare di Mongolia, Bügüd Nayramdaq Mongol Arad Ulus, 1940-1991
Repubblica di Mongolia, Mongol Ulus, 1991-1992


Bandiera di stato e mercantile adottata con la costituzione del 30 giugno 1940 e confermata il 23 febbraio 1949. Modificata nel 1992. Proporzioni 1/2. Con la striscia centrale azzurro-cielo fu dato risalto al colore nazionale dei mongoli. È naturale che un popolo ancor oggi in gran parte nomade abbia considerato per secoli il colore del cielo come un simbolo. Il socialismo, oltre che dal rosso delle strisce laterali, era rappresentato dalla stella gialla sopra il soyombo, abbinamento invero alquanto stridente.


Repubblica di Mongolia, Mongol Ulus, dal 1992


Bandiera di stato e mercantile adottata con la costituzione del 14 gennaio 1992. Proporzioni 1/2. A seguito della crisi mondiale del comunismo, la Mongolia, dopo aver tolto l'appellativo "popolare" dal nome ufficiale (22 novembre 1991), ha provveduto ad eliminare la stella gialla sopra il soyombo, restituendo all'antico emblema il suo aspetto originale.


ALTRE BANDIERE

Bandiere della capitale


Bibliografia
Flaggenbuch der Oberkommandos der deutschen Kriegsmarine, 1939 - Vexillinfo, 12 e 13, 1981 - Embl. et Pavillons, 32, 1992 - Flagmaster, 70, 1992


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